Invernamento delle Api: Come Preparare l'Alveare alla Stagione Fredda
L'invernamento si gioca tra fine estate e autunno: varroa sotto controllo, api invernali sane, scorte sufficienti e un'arnia asciutta. Ecco come preparare l'alveare al freddo.
L'inverno si prepara adesso, non a dicembre
C'è un equivoco che accompagna tanti apicoltori alle prime armi: pensare che l'invernamento sia una cosa da inverno.
Non lo è. Quando arrivano i primi freddi, il grosso del lavoro dovrebbe essere già fatto. La sopravvivenza di una famiglia tra novembre e febbraio si decide adesso, tra la fine dell'estate e l'autunno, con le scelte che facciamo mentre le giornate sono ancora tiepide. Una colonia che entra nell'inverno debole, malata o a corto di scorte, difficilmente ci arriva a primavera: il freddo non perdona gli errori commessi mesi prima.
Preparare l'alveare alla stagione fredda significa lavorare su quattro fronti insieme: la salute della famiglia, le api giuste, le scorte e la casa in cui passeranno l'inverno. Vediamoli uno per uno.
Tutto parte da una varroa sotto controllo
Non si scappa: l'invernamento comincia dal trattamento antivarroa di fine estate.
Il motivo è semplice. Le api che nascono adesso non sono operaie qualunque: sono le api invernali, quelle che dovranno tenere in vita la famiglia per mesi. Se nascono da una covata infestata dalla varroa, nascono già indebolite, con l'aspettativa di vita accorciata e spesso portatrici di virus. Una famiglia carica di varroa a settembre è una famiglia che a gennaio rischia di spegnersi, anche se in autunno sembrava perfetta.
Per questo il momento del trattamento non è negoziabile. Se non l'hai ancora affrontato, parti da qui: nel nostro articolo sul trattamento antivarroa di fine estate trovi tempi e metodi a confronto.
Le api invernali: poche uscite, tanta resistenza
L'ape che vediamo bottinare in estate vive cinque o sei settimane e si consuma sul lavoro. L'ape invernale è un'altra storia.
Nata a fine stagione, non si logora nella raccolta e può vivere diversi mesi. Accumula riserve nel corpo grasso e, soprattutto, ha un compito preciso: stringersi con le sorelle in glomere, la palla di api che d'inverno protegge il cuore del nido. Muovendo i muscoli del volo senza volare, le api del glomere producono calore e mantengono il centro intorno ai venti gradi anche quando fuori gela.
Questo ci dice una cosa pratica: a novembre non conta quanto è grande la famiglia in senso assoluto, conta quante api invernali sane ci sono. Una famiglia numerosa ma fatta di api vecchie e stanche è più fragile di una famiglia media ben rinnovata da una regina giovane.
Le scorte: quanto miele serve davvero
Il glomere consuma miele per produrre calore, per tutto l'inverno. Se le scorte finiscono, la famiglia muore di fame anche a un passo dalla primavera.
Quanto serve dipende molto dal clima. Nel Nord Italia, con inverni lunghi e rigidi, una famiglia può richiedere quindici chili di miele o più. Qui da noi, in un clima mediterraneo con inverni più miti e brevi, il fabbisogno è inferiore, ma non va mai sottovalutato: una scorta insufficiente resta la prima causa di perdite invernali.
Il controllo è semplice: si soppesa l'arnia o si guardano i telaini. Servono favi di miele opercolato ai lati e sopra il glomere, lì dove le api potranno raggiungerli spostandosi verso l'alto con il freddo. Se le riserve sono scarse, si integra per tempo con nutrizione autunnale, finché le api riescono ancora a immagazzinarla. A stagione inoltrata, con il freddo, nutrire diventa molto più difficile.
L'arnia pronta al freddo: spazio, umidità e intrusi
Una famiglia in inverno non ha bisogno di una casa grande. Ha bisogno di una casa giusta.
La prima regola è ridurre lo spazio vuoto. Un nido troppo ampio rispetto alle api è difficile da scaldare e disperde energie preziose: si restringe la famiglia sul numero di telaini che riesce davvero a coprire, togliendo i favi in eccesso e usando il diaframma.
Poi c'è il nemico più sottovalutato di tutti: l'umidità. Le api sopportano bene il freddo, molto meno l'umido. Il calore del glomere incontra le pareti fredde dell'arnia e vi condensa sopra, e l'acqua che gocciola sul nido è pericolosa quanto e più del gelo. Serve quindi una minima ventilazione che lasci uscire il vapore, non una chiusura ermetica. Meglio un'arnia asciutta e un po' arieggiata che un'arnia calda e bagnata.
Infine gli intrusi. Con il freddo i topi cercano riparo e cibo, e un'arnia è per loro l'ideale: si riduce la porticina con un'apposita griglia, così le api entrano ed escono ma i roditori restano fuori. La porticina ridotta aiuta anche la famiglia a difendersi e a trattenere il calore.
Dove mettere l'apiario per l'inverno
La posizione conta più di quanto si pensi.
Un buon posto invernale è soleggiato nelle ore centrali, così nelle giornate tiepide le api possono uscire per il volo di pulizia, e riparato dai venti dominanti, che raffreddano l'arnia e costringono la famiglia a bruciare più scorte. Vanno evitati i fondovalle umidi e i ristagni d'acqua. Un leggero inclinamento in avanti dell'arnia aiuta l'eventuale condensa a scolare verso l'esterno invece di ristagnare sul fondo.
Gli errori che costano la famiglia
Molte perdite invernali non nascono dal freddo, ma da gesti sbagliati fatti in autunno.
- Aprire l'arnia in continuazione. Ogni ispezione invernale rompe il glomere e disperde calore. In inverno si controlla dall'esterno il più possibile e si apre solo se davvero necessario.
- Sigillare tutto. Coibentare troppo senza lasciar respirare l'arnia crea condensa: si passa dal problema freddo al problema umido.
- Rimandare la varroa. Un trattamento tardivo o saltato si paga a gennaio, quando ormai non si può più rimediare.
- Lasciare troppo spazio o troppo poche scorte. Sono i due errori più comuni, e spesso vanno insieme.
Preparare l'inverno vuol dire già pensare alla primavera
Anche facendo tutto bene, qualche perdita invernale rientra nella normalità dell'apicoltura. La differenza la fa arrivarci preparati.
Chi si organizza per tempo, alla ripresa non si trova scoperto: sa quante famiglie vuole avere e mette in conto di rimpiazzare quelle che non ce l'hanno fatta. Se stai già pensando alla stagione nuova, in Apicoltura Laterza puoi prenotare nuclei e famiglie di api per la primavera 2027, oppure scriverci per pianificare insieme la ripartenza del tuo apiario.
