Malattie della Covata: Riconoscere i Segnali e Cosa Impone la Legge
Una covata a mosaico non è sempre colpa della regina. Come distinguere peste americana, peste europea, covata calcificata e covata a sacco guardando dentro le celle, la prova del filamento, cosa fare nei primi cinque minuti dopo un sospetto e quali obblighi di denuncia prevede la legge italiana.
Apri l'arnia, sollevi un telaino di covata e qualcosa non torna. Le celle opercolate non formano più quella distesa compatta che conosci: sono sparse, a chiazze, con dei vuoti in mezzo.
Il primo pensiero, quasi sempre, è la regina.
A volte è davvero lei. Altre volte no, e quello che hai davanti è l'inizio di una malattia della covata: un problema che non riguarda solo quell'alveare, ma tutto l'apiario e, in due casi su quattro, anche il servizio veterinario della tua ASL.
Questa guida serve a leggere il telaino con un po' più di metodo. Quali sono le quattro malattie della covata che incontrerai davvero, come si distinguono a occhio una dall'altra, cosa fare nei primi cinque minuti dopo un sospetto e cosa la legge italiana ti impone di fare. Non sostituisce il veterinario: serve ad arrivare dal veterinario in tempo e con le idee chiare.
La covata è il referto dell'alveare
Le api adulte camuffano parecchio. Una famiglia può sembrare vivace sul predellino e avere un nido che sta già scivolando.
La covata no. La covata è un registro: ogni cella racconta un ciclo che si è chiuso bene o che non si è chiuso affatto. Per questo la prima cosa da guardare in una visita non è quanta api ci sono, ma che aspetto ha il telaino centrale.
Una covata sana si riconosce senza essere esperti. Le celle opercolate formano una superficie continua, gli opercoli sono asciutti, leggermente bombati, tutti dello stesso colore. Le larve giovani, nelle celle ancora aperte, sono bianco perla, lucide, arrotolate a C sul fondo, appoggiate su un velo di pappa.
Tieni il telaino con la luce alle spalle e guardalo prima di affumicare pesantemente e prima di scuoterlo. Le anomalie si vedono nei primi secondi, poi le api si riposizionano e coprono tutto.
Covata a mosaico: quattro cause, non una
La covata a mosaico, o covata a scacchiera, è il segnale generico per eccellenza. Vuol dire che qualcosa non ha funzionato, non dice cosa.
Le cause pratiche sono quattro. Una regina in difficoltà, vecchia o mal fecondata, che depone saltando celle. Un raffreddamento della covata, tipico di ispezioni lunghe nelle giornate fresche o di famiglie troppo piccole per il nido che occupano. La varroa, con il corredo di virus che si porta dietro. Oppure una malattia infettiva della covata.
Il criterio per distinguerle è più semplice di quanto sembri: nei primi due casi le celle che ci sono appaiono normali, sono solo poche e sparse. Quando c'è una malattia, invece, cambia il contenuto delle celle.
Quindi non fermarti al disegno della covata. Apri gli opercoli sospetti e guarda cosa c'è dentro. È lì che si decide la diagnosi.
Se il sospetto va verso il parassita e non verso il batterio, il punto di partenza è il monitoraggio: ne abbiamo parlato nell'articolo sul trattamento antivarroa di fine estate.
Peste americana: il segnale che non puoi ignorare
È la più grave, ed è quella su cui vale la pena essere precisi. L'agente è Paenibacillus larvae, un batterio che forma spore.
Le larve si infettano da piccole, ingerendo spore con il nutrimento, ma muoiono tardi: dopo l'opercolatura, allo stadio di larva matura o di pupa. Questo spiega perché il primo segnale sta negli opercoli e non nelle celle aperte.
Gli opercoli delle celle colpite diventano infossati, scuri, come unti, e spesso forati: sono le api che cercano di disopercolare e di portare fuori la larva morta, senza riuscirci.
Sotto l'opercolo non trovi una larva. Trovi una massa bruna, color caffè, molle e appiccicosa, spalmata verso il basso.
L'odore è acre, sgradevole, ricorda la colla. Chi l'ha sentito una volta lo riconosce, ma non fidarti dell'olfatto come unico criterio: nelle fasi iniziali può non esserci.
Quando quella massa si secca lascia una crosta scura aderente alla parete inferiore della cella. Provare a staccarla è inutile: si sbriciola la cella prima. Questa aderenza è uno degli elementi che più aiutano a distinguere la peste americana dal resto.
C'è un ultimo dato che cambia tutto il resto del discorso: le spore sopravvivono per decenni, oltre i trent'anni, e resistono al calore, ai disinfettanti comuni e ai raggi ultravioletti. Non stiamo parlando di una malattia che si cura e passa. Stiamo parlando di una contaminazione che resta nei favi, nelle arnie e negli attrezzi.
La prova del filamento, in tre secondi
È il test di campo storico, e si fa con uno stuzzicadenti.
Infili lo stuzzicadenti in una cella sospetta, giri piano nella massa e tiri su lentamente. Se è peste americana il materiale ti segue in un filamento bruno e vischioso, elastico, che si allunga di qualche centimetro prima di spezzarsi.
Due avvertenze, entrambe importanti.
La prima: è una prova di orientamento, non una diagnosi. Un filamento che non si forma non esclude la malattia, soprattutto nelle fasi iniziali o quando la massa è già secca.
La seconda: se il filamento c'è, la questione non è più tecnica ma sanitaria, e si passa direttamente al paragrafo sulla legge. Usa uno stuzzicadenti monouso e brucialo.
Peste europea: le larve muoiono prima dell'opercolo
Nome simile, quadro clinico diverso. L'agente è Melissococcus plutonius, e questa volta le larve muoiono giovani, intorno al quarto o quinto giorno, prima che la cella venga opercolata.
Il risultato è che trovi le larve morte nelle celle aperte, ed è la differenza più utile da ricordare in apiario.
Le larve colpite perdono la posizione: invece di stare arrotolate ordinatamente sul fondo si presentano spostate, storte, attorcigliate lungo la parete. Il colore vira dal bianco opaco al giallastro, poi al brunastro. In trasparenza si può intravedere il reticolo delle trachee.
L'odore, quando c'è, è acido o di putrido, e varia parecchio a seconda dei germi che si associano.
Il materiale di solito non è filante, e le croste che restano si staccano facilmente. Sono i due criteri che, insieme al momento della morte, orientano verso la peste europea e non verso l'americana.
La peste europea è spesso legata a condizioni di stress: raccolti scarsi, famiglie squilibrate, primavere difficili. Può regredire quando arriva un buon flusso nettarifero. Questo però non la rende un problema di gestione e basta: anche lei è tra le malattie soggette a denuncia, e la conferma del caso spetta al veterinario ufficiale.
Covata calcificata: le mummie bianche sul predellino
Qui cambiamo categoria. La covata calcificata è una micosi, causata dal fungo Ascosphaera apis, e non è soggetta a denuncia.
Le larve muoiono poco dopo l'opercolatura e si disidratano, trasformandosi in mummie dure, secche, che sembrano gessetti. All'inizio sono bianche; quando il fungo fruttifica diventano grigie, poi quasi nere.
Il bello, si fa per dire, è che questa malattia si autodenuncia: le api portano fuori le mummie e le lasciano cadere. Le trovi sul fondo dell'arnia e sul predellino, e spesso te ne accorgi prima ancora di aprire.
Non esiste un farmaco autorizzato, e non serve. La covata calcificata è quasi sempre il sintomo di altro: umidità eccessiva, ventilazione scarsa, postazione fredda e ombrosa, famiglia troppo debole per il nido che ha, favi vecchi, linee genetiche poco igieniche.
Quello che funziona davvero è togliere le cause. Postazione più asciutta e soleggiata, nido ristretto sulla forza reale della famiglia, rinnovo regolare dei favi e, nei casi ostinati, sostituzione della regina con una linea più pulita.
Covata a sacco: la larva diventa una sacca
È una virosi, e il suo segno è così caratteristico che una volta visto non si confonde.
La larva muore dopo l'opercolatura, senza riuscire a compiere l'ultima muta. Sotto la pelle si accumula liquido, e la larva si trasforma in una piccola sacca con la testa scura sollevata verso l'alto, a forma di gondola.
Se la sollevi con una pinzetta viene via intera, senza rompersi e senza lasciare croste aderenti. Niente filamento, niente odore particolare.
Nella maggior parte dei casi regredisce da sola quando la stagione migliora e la famiglia torna forte. Aiutano le solite cose poco spettacolari: favi nuovi, regina giovane, famiglia in equilibrio.
I primi cinque minuti dopo un sospetto
Qui si fanno i danni più grossi, e quasi sempre in buona fede.
La regola generale è una sola: fermati. Non è il momento di capire, è il momento di contenere.
Cosa non fare, in ordine di gravità: non spostare l'arnia, non scambiare telaini con altre famiglie, non unire quella famiglia a nessun'altra, non vendere e non regalare nulla di quell'alveare, non lasciare telaini o melari esposti al saccheggio.
Cosa fare subito: richiudi, riduci la porticina per limitare il saccheggio, segna l'arnia in modo inequivocabile e smetti di aprire il resto dell'apiario per oggi.
Poi passa dagli attrezzi. La leva va passata alla fiamma, i guanti vanno cambiati, la spazzola usata su quella famiglia non deve tornare sulle altre. Le mani dell'apicoltore sono la via di contagio più veloce che esista: più veloce del saccheggio, più veloce della deriva.
Infine fotografa il telaino, con la luce giusta e da vicino, e annota il numero dell'arnia. Servirà.
Cosa impone la legge in Italia
La peste americana e la peste europea rientrano tra le malattie delle api soggette a denuncia obbligatoria, secondo il Regolamento di polizia veterinaria (DPR 8 febbraio 1954 n. 320) e le disposizioni successive. Nello stesso elenco compaiono anche nosemiasi e acariasi.
Denunciare significa avvisare il servizio veterinario della ASL competente. L'accertamento e la definizione del caso spettano al veterinario ufficiale, non all'apicoltore e non al collega esperto.
Le misure previste dal Regolamento, quando il caso viene accertato, vanno nella stessa direzione: divieto di spostare, vendere o sottrarre api, alveari, attrezzi e materiali dall'apiario infetto o sospetto; divieto di lasciare accessibili alle api miele, favi e qualsiasi materiale che possa trasmettere la malattia; chiusura delle arnie vuote; divieto di ripopolare l'apiario prima della disinfezione. Gli apiari che si trovano entro un raggio di almeno tre chilometri da quello infetto sono considerati sospetti.
Per la peste americana la strada operativa, nella pratica italiana, è la distruzione con il fuoco delle famiglie colpite e del materiale contaminato. Non è accanimento: è la conseguenza diretta della resistenza delle spore, che dai favi e dal legno non si eliminano.
Le modalità applicative e i percorsi operativi sono definiti a livello regionale e possono cambiare da territorio a territorio. La cosa sensata è verificarli una volta, in anticipo e con calma, allo sportello veterinario della tua ASL, invece di cercarli il giorno in cui servono.
Un'ultima nota pratica: l'iscrizione all'anagrafe apistica e il censimento annuale degli alveari servono esattamente a questo, a permettere al servizio veterinario di sapere chi c'è e dove, e di muoversi in fretta. Ne abbiamo scritto parlando di regole e adempimenti dell'apicoltura in città, ma valgono per chiunque tenga anche una sola arnia.
Denunciare non è una punizione. È l'unica cosa che impedisce alla malattia di attraversare prima tutto il tuo apiario e poi quello dei vicini.
Perché gli antibiotici non sono una risposta
Ogni tanto qualcuno lo propone ancora, magari citando quello che si fa in altri Paesi. In Italia e nell'Unione Europea gli antibiotici non sono ammessi in apicoltura, né a scopo curativo né a scopo preventivo, e non esistono prodotti autorizzati per questo uso.
Le ragioni sono tre, e sono tecniche prima che normative.
La prima: non uccidono le spore. Al massimo tengono a bada la forma vegetativa del batterio. L'alveare resta un serbatoio.
La seconda: mascherano i sintomi. La famiglia sembra riprendersi, la covata torna decente, e intanto continua a distribuire spore in tutto l'apiario attraverso la deriva e il saccheggio. È il modo migliore per trasformare un focolaio circoscritto in un problema di zona.
La terza: lasciano residui nel miele, che è un alimento. Per il miele non sono fissati limiti di residuo per gli antibiotici, il che vuol dire che un residuo rilevato rende il prodotto non conforme. Perdi la famiglia, e in più perdi il raccolto.
Diagnosi: quello che vedi tu e quello che dice il laboratorio
In apiario si fanno osservazioni e prove di orientamento: il quadro della covata, la prova del filamento, eventualmente i kit di campo.
La diagnosi vera arriva dal laboratorio. In Italia il riferimento sono gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, che eseguono l'esame colturale e, quando serve, le indagini molecolari.
Il campione è in genere un pezzo di favo che comprenda le celle sospette. Concordalo con il veterinario ufficiale: il campionamento fatto bene fa risparmiare tempo a tutti, quello improvvisato spesso va ripetuto.
Ed evita la pratica diffusa di far girare foto e pezzi di favo tra colleghi per avere un parere. Circola il dubbio, e a volte circolano anche le spore.
Prevenzione: quello che decide davvero
Nessuna di queste cose è spettacolare. Messe insieme fanno la differenza tra un apiario che regge e uno che ogni anno perde qualcosa.
Rinnova i favi. Un terzo l'anno è il ritmo di riferimento. I favi vecchi accumulano bozzoli, sporco e patogeni, e sono il posto dove le spore restano più volentieri.
Tieni puliti gli attrezzi. Leva alla fiamma, guanti monouso quando lavori su una famiglia dubbia, niente spazzola condivisa nei giorni di sospetto.
Pensa prima di spostare un telaino. Rinforzare una famiglia debole con covata presa da un'altra è una pratica normale e utile, ma va fatta sapendo da dove viene quel telaino.
Non dare mai miele di provenienza sconosciuta. Nutrire con miele comprato o avanzato da altri apiari è una delle vie classiche di introduzione della peste americana. Se nutri, nutri con sciroppo o candito.
Metti in quarantena quello che arriva. Famiglie nuove, sciami recuperati, e soprattutto arnie e favi di seconda mano: il materiale usato senza storia è il rischio più sottovalutato in assoluto. Un'arnia che costa poco può costare un apiario.
Tieni le famiglie forti. Una colonia popolosa e sana disopercola e porta fuori la covata malata da sola: il comportamento igienico fa metà del lavoro. Su come valutare e recuperare le famiglie che restano indietro abbiamo scritto una guida dedicata.
Guarda la covata a ogni visita, non solo alla ripresa. Anche se i controlli di primavera restano il momento in cui si vede di più.
Tre errori che vediamo spesso
1. Dare la colpa alla regina e sostituirla senza guardare dentro le celle. La regina nuova non risolve una peste, e nel frattempo hai perso tre settimane e hai maneggiato quel nido più volte.
2. Aspettare e vedere come va. Con la peste americana il tempo lavora solo da una parte, e non è la tua. Ogni giorno in più è deriva, saccheggio e attrezzi che girano.
3. Comprare materiale usato senza chiedere niente. Arnie, telaini e favi di seconda mano vanno trattati come materiale a rischio finché non si sa da dove vengono. Nel dubbio, i favi si fondono e le arnie si disinfettano prima dell'uso.
In sintesi
Le malattie della covata si riconoscono guardando dentro le celle, non il disegno della covata. Peste americana: morte dopo l'opercolatura, opercoli infossati e forati, massa bruna filante, crosta aderente. Peste europea: morte prima dell'opercolatura, larve storte nelle celle aperte, materiale non filante, croste che si staccano. Covata calcificata: mummie bianche o nere sul predellino. Covata a sacco: larve che vengono via intere come piccole sacche.
Le prime due si denunciano. Le altre due si gestiscono.
Il resto è prevenzione ordinaria: favi rinnovati, attrezzi puliti, nessun miele di provenienza ignota, materiale usato trattato con prudenza e famiglie tenute forti. Non è una gestione complicata, è una gestione regolare.
E se una famiglia non recupera o se stai ricostruendo dopo un problema sanitario, la cosa che conta è ripartire da materiale vivo di cui conosci la provenienza.
Ripartire da famiglie sane, di cui conosci la storia
Alleviamo nuclei, api regine e famiglie nei nostri apiari, e ogni consegna ha una provenienza tracciabile. Se devi rimpiazzare una famiglia persa o rinnovare l'apiario dopo un problema sanitario, raccontaci la situazione: ti diciamo con franchezza da dove conviene ripartire e con quali tempi.
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