Apicoltura Biologica: Cosa Cambia Davvero nella Gestione dell'Apiario

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Sapere cos'è l'apicoltura biologica non basta per capire cosa cambia davvero nella gestione quotidiana. In questo articolo vediamo, voce per voce, le regole concrete del Regolamento UE 2018/848: periodo di conversione, cera, raggio di 3 km, alimentazione, trattamenti contro la varroa e registri.

Sul nostro blog abbiamo già spiegato cos'è l'apicoltura biologica e raccontato la nostra esperienza diretta nella produzione di miele biologico. Qui partiamo da un punto diverso: cosa cambia, voce per voce, nella gestione quotidiana di un apiario quando si passa al regime biologico. Non è un'etichetta che si applica alla fine, è un insieme di regole che condizionano quello che puoi fare ogni settimana in apiario, dal Regolamento UE 2018/848 e dal regolamento di esecuzione UE 2020/464.

Il periodo di conversione: 12 mesi, non un interruttore

Il regolamento fissa per le api un periodo di conversione di 12 mesi (allegato II, parte II, punto 1.2.2, lettera f). Non significa semplicemente aspettare un anno: durante quei 12 mesi la gestione dell'apiario deve già rispettare tutte le regole del biologico, compresa la cera. Solo al termine del periodo, e con la certificazione dell'organismo di controllo, i prodotti possono essere venduti come biologici.

La cera: la regola più fraintesa

Durante la conversione la cera va sostituita con cera proveniente da apicoltura biologica. Il regolamento prevede però un'eccezione, e qui sta il dettaglio che molti saltano: si può usare cera non biologica solo se, insieme, valgono tre condizioni. Primo, la cera biologica non è disponibile in commercio. Secondo, si dimostra che la cera non biologica è esente da sostanze non autorizzate nel biologico. Terzo, la cera non biologica proviene da opercoli. Il decreto ministeriale attuativo (DM 229771/2022) precisa anche come si dimostra il primo punto: almeno due richieste scritte a fornitori di cera biologica, con risposta negativa o nessuna risposta entro 5 giorni, da tenere a disposizione dell'organismo di controllo insieme ai risultati analitici sull'assenza di sostanze vietate.

Le api che puoi tenere: razze locali e il tetto del 20% sulle regine

Il regolamento privilegia Apis mellifera e le sue sottospecie locali. Per l'Italia il decreto attuativo scende nel dettaglio: la scelta della razza deve privilegiare le razze autoctone secondo la loro distribuzione geografica, Apis mellifera ligustica, Apis mellifera sicula in Sicilia, e nelle zone di confine Apis mellifera carnica e Apis mellifera nigra, insieme agli ibridi nati dal libero incrocio con le razze dei paesi confinanti. Per il rinnovo degli apiari esiste poi una soglia precisa: il 20% all'anno delle api regine e degli sciami dell'unità di produzione biologica può essere sostituito con regine e sciami non biologici, a condizione che vengano collocati in arnie con favi o fogli cerei da produzione biologica. In apiari piccoli, dove il 20% vale meno di un'unità, il regolamento garantisce comunque la sostituzione di almeno uno sciame o una regina all'anno.

Dove può stare un apiario biologico: il raggio di 3 km

Questo è il punto che mette più in difficoltà chi valuta la conversione. L'ubicazione dell'apiario deve essere tale che, in un raggio di 3 km, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni biologiche, da flora spontanea o da colture trattate solo con metodi a basso impatto ambientale. Il requisito non si applica alle aree fuori fioritura o quando le colonie sono inoperose, e in caso di pericolo per la sopravvivenza della colonia è ammessa una deroga temporanea. Resta però il punto centrale: prima di avviare la conversione vale la pena mappare cosa c'è davvero intorno all'apiario in un raggio di 3 km, non solo il terreno dove sono posizionate le arnie.

Cosa non può mancare nelle arnie

Arnie e materiali devono essere essenzialmente naturali, e non devono comportare rischi di contaminazione per l'ambiente o per i prodotti dell'apiario. Nelle arnie possono essere usati solo prodotti naturali: propoli, cera e oli vegetali. E la cera dei nuovi telaini deve provenire da unità di produzione biologica, non solo quella usata durante la conversione.

L'alimentazione: solo in emergenza, e sempre biologica

La regola di base è che a fine stagione produttiva nelle arnie restano scorte di miele e polline sufficienti a superare l'inverno. La nutrizione artificiale non è una pratica di routine in regime biologico: le colonie possono essere alimentate solo quando la loro sopravvivenza è minacciata da condizioni climatiche avverse (il decreto cita come esempi la scarsità di scorte e di fonti di bottinatura, o il rischio di diffusione di stati infettivi), e in quel caso con miele, polline, zucchero o sciroppi di zucchero sempre biologici. Una deroga per calamità estende la stessa possibilità anche a minacce diverse da quelle climatiche.

La varroa in regime biologico: cosa è ammesso

Per contenere la varroa il regolamento ammette acido formico, acido lattico, acido acetico e acido ossalico, oltre a mentolo, timolo, eucaliptolo e canfora, le stesse sostanze naturali di cui abbiamo parlato nel nostro articolo sul trattamento antivarroa di fine estate. È ammessa anche la soppressione della covata maschile, ma solo come strumento per contenere l'infestazione da Varroa destructor, non come pratica generica. Per la protezione di telaini, arnie e favi dagli organismi nocivi sono consentiti soltanto i rodenticidi nelle trappole e le sostanze autorizzate per il biologico, e per la disinfezione degli apiari solo trattamenti fisici, vapore o fiamma diretta.

Se serve un trattamento di sintesi: cosa succede davvero

Se, nonostante le misure preventive, una colonia resta malata o infestata, va curata subito e, se necessario, isolata in un apiario dedicato. Qui la norma è netta: se per curarla si usano prodotti allopatici ottenuti per sintesi chimica, antibiotici compresi, le colonie trattate vanno isolate in appositi apiari e la cera va completamente sostituita con cera da apicoltura biologica. Dopo il trattamento, quelle colonie tornano soggette al periodo di conversione di 12 mesi, come se ripartissero da zero. È il costo reale di un trattamento di emergenza fuori dall'elenco ammesso, ed è una decisione che vale la pena valutare con l'organismo di controllo prima di agire, non dopo.

Due pratiche vietate a prescindere

Il regolamento aggiunge due divieti di benessere animale che valgono sempre, indipendentemente dal resto della gestione: è vietata la distruzione delle api nei favi come metodo per raccogliere i prodotti dell'apicoltura, ed è vietata la spuntatura delle ali delle api regine.

La smielatura cambia poco, ma su due punti è netta

Per il resto le operazioni di smielatura restano quelle che conosci. Il regolamento interviene su due dettagli precisi: durante la smielatura non è consentito l'uso di repellenti chimici sintetici, e per estrarre il miele non si possono usare favi che contengano covata. Due regole semplici da rispettare, ma facili da dimenticare se si lavora con gli stessi gesti di sempre.

I registri che l'organismo di controllo vuole vedere

La parte meno raccontata della conversione è quella burocratica, ma conta quanto il resto. Bisogna conservare una mappa in scala adeguata, o le coordinate geografiche, dell'ubicazione delle arnie, per dimostrare che le aree accessibili alle colonie rispettano i requisiti del regolamento. Nel registro dell'apiario vanno annotati nome del prodotto usato, date, quantità e arnie in cui è stato usato ogni intervento di nutrizione. E insieme all'identificazione delle arnie va indicata la zona in cui si trova l'apiario e il periodo di un eventuale spostamento.

Quando ha senso valutare la conversione

Letta tutta insieme, la lista non è un ostacolo insormontabile, ma nemmeno un dettaglio da aggiungere in corsa. Ha senso partire dal raggio di 3 km intorno all'apiario, perché è il vincolo che decide se la conversione è realistica prima ancora di cominciare. Poi viene la gestione quotidiana, la cera, l'alimentazione, i trattamenti, i registri, tutte scelte compatibili con il biologico solo se applicate con costanza, non solo nei controlli.

Apicoltura Laterza

La conversione parte da api sane

Qualunque sia il punto da cui parti, una conversione al biologico regge solo se le famiglie di partenza sono forti e ben seguite. Selezioniamo e alleviamo api regine feconde e nuclei sani, pronti per il tuo apiario. Raccontaci a che punto sei: ti aiutiamo a capire cosa ti serve davvero.

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