Nutrizione Autunnale delle Api: Quando e Come Nutrire

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Nutrire le api in autunno non è un obbligo, ma quando serve fa la differenza. Ecco quando intervenire, quale sciroppo usare e come evitare gli errori più comuni.

Nutrire in autunno: un aiuto, non un'abitudine

Nutrire le api non è qualcosa che si fa per forza ogni anno. Si fa quando serve.

Dopo l'ultimo raccolto e il trattamento antivarroa, la famiglia deve costruire la riserva che la porterà fino alla primavera. In un'annata generosa, con un buon flusso autunnale, molte colonie ci arrivano da sole. In un'annata avara, o dopo un'estate che ha lasciato i favi mezzi vuoti, tocca a noi colmare la differenza. La nutrizione autunnale è esattamente questo: un intervento di soccorso mirato, non un gesto automatico da calendario.

Il punto delicato è il tempismo. Nutrire troppo tardi, o con lo zucchero sbagliato, può fare più danni che bene. Vediamo come farlo nel modo giusto.

Prima di tutto: quanto miele c'è davvero

Non si nutre a intuito. Si nutre dopo aver controllato.

Il metodo più semplice è soppesare l'arnia sollevandola leggermente da dietro: con un po' di pratica la mano capisce se la famiglia è leggera o carica. Il metodo più preciso è guardare i telaini, contando i favi di miele opercolato ai lati e sopra il nido.

Quanto serve dipende dal clima. Nel Nord Italia, con inverni lunghi, una famiglia può aver bisogno di quindici chili di scorte o più. Qui da noi, in un clima mediterraneo con inverni più miti e brevi, il fabbisogno è inferiore, ma resta un errore sottovalutarlo: le scorte scarse sono la prima causa di perdite invernali. Se dopo il controllo la riserva è abbondante, la nutrizione non serve. Se è al limite, si integra.

In autunno lo sciroppo si fa denso

Qui sta la differenza più importante tra nutrire in primavera e nutrire in autunno.

In primavera si usa uno sciroppo leggero, con acqua e zucchero in parti quasi uguali: serve a stimolare la regina a deporre, imita un flusso di nettare in arrivo. In autunno l'obiettivo è opposto: non vogliamo stimolare la covata, vogliamo riempire i favi. Per questo si prepara uno sciroppo denso, con circa due parti di zucchero e una d'acqua.

Il motivo è pratico. Uno sciroppo già concentrato contiene poca acqua da smaltire, e le api fanno meno fatica a trasformarlo in scorta e a opercolarlo prima del freddo. Uno sciroppo troppo liquido, invece, le costringe a un lavoro di disidratazione lungo, che con le temperature che scendono rischiano di non completare: il risultato è una scorta che può fermentare nei favi.

Va usato zucchero bianco raffinato, sciolto in acqua calda ma non bollente. Il miele di provenienza sconosciuta non si usa mai per nutrire: può veicolare spore di peste americana e contagiare l'apiario.

Candito e fondant: quando lo zucchero solido è la scelta giusta

C'è un momento in cui lo sciroppo non ha più senso: quando fa troppo freddo perché le api lo lavorino.

A stagione inoltrata, o come integrazione d'emergenza in pieno inverno, si passa allo zucchero solido: candito o pasta di zucchero. Le api lo consumano così com'è, senza doverlo disidratare, prendendo anche l'umidità presente nel nido. Si posa direttamente sopra i telaini, a contatto con il glomere.

Il candito è una rete di sicurezza, non un metodo per costruire le scorte da zero. Le riserve robuste vanno accumulate prima, quando c'è ancora tepore. Il solido serve a non far mancare l'ultima spinta quando ormai lo sciroppo non è più gestibile.

Non solo zuccheri: il ruolo del polline

Le scorte di miele danno energia. Ma le api invernali hanno bisogno anche d'altro.

Per affrontare l'inverno, le api nate a fine stagione devono sviluppare il corpo grasso, la riserva proteica interna che le tiene in vita per mesi e che a fine inverno servirà a nutrire la prima covata. Quel grasso si costruisce con il polline, in autunno. Se nella zona c'è ancora fioritura, di solito le api provvedono da sole.

Quando l'autunno è povero di polline, alcuni apicoltori integrano con un supplemento proteico. È una scelta che va valutata caso per caso: non serve se il polline naturale abbonda, e non sostituisce mai la qualità di quello vero. Nel dubbio, meglio osservare cosa entra dal predellino prima di intervenire.

Quando iniziare e quando fermarsi

La finestra utile è più stretta di quanto sembri.

Si comincia dopo aver tolto i melari e concluso il trattamento antivarroa, in genere tra fine estate e inizio autunno, quando le giornate sono ancora tiepide. Si somministra a poco a poco, lasciando che le api sistemino ogni dose prima della successiva, così da non intasare il nido né costringere la regina a smettere di deporre.

Ci si ferma quando le temperature scendono stabilmente: sotto i dieci, dodici gradi le api faticano a prendere e trasformare lo sciroppo, e quello che resta nel nutritore rischia di ammuffire. Il messaggio è semplice: la nutrizione liquida è un lavoro da farsi finché c'è tepore. Chi arriva tardi ha ancora il candito, ma parte già in svantaggio.

Nutrire senza scatenare il saccheggio

In autunno il nettare scarseggia e le api diventano nervose: l'odore di zucchero in giro può innescare il saccheggio, con le famiglie forti che assaltano quelle deboli. È un rischio concreto, e si previene con qualche accortezza.

  • Nutri di sera, verso il tramonto, quando il volo si è calmato.
  • Non versare sciroppo fuori dall'arnia e pulisci ogni goccia caduta: lo zucchero all'aperto è un invito.
  • Usa nutritori interni, sopra il nido o a telaino, invece di alimentatori esterni che attirano tutto l'apiario.
  • Riduci la porticina delle famiglie deboli, così fanno meno fatica a difendersi.

Gli errori che vanificano la nutrizione

Anche con le migliori intenzioni, un intervento sbagliato può peggiorare le cose.

  • Nutrire con i melari sopra. Lo zucchero finirebbe nel miele destinato alla vendita: si nutre solo dopo aver tolto i melari da raccolto.
  • Sciroppo troppo liquido a stagione avanzata. Le api non riescono a disidratarlo e la scorta fermenta.
  • Partire troppo tardi. Con il freddo lo sciroppo non viene lavorato: meglio anticipare che rincorrere.
  • Nutrire una famiglia malata pensando di salvarla. Se il problema è la varroa o una patologia, lo zucchero non basta: prima si cura, poi si nutre.

Una famiglia ben nutrita arriva pronta alla primavera

La nutrizione autunnale non è un obbligo, ma quando serve fa la differenza tra una famiglia che si spegne a gennaio e una che riparte forte a marzo.

Controllare le scorte, usare lo zucchero giusto al momento giusto ed evitare gli errori più comuni: sono gesti semplici che si legano a tutto il resto della preparazione invernale. Se vuoi approfondire, leggi anche la nostra guida su come preparare l'alveare alla stagione fredda e quella sul trattamento antivarroa di fine estate, il passo che viene sempre prima della nutrizione.

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