Vespe e Calabroni all'Alveare: Come Proteggere le Api a Fine Estate

list In: Apicoltura Laterza: Api e Prodotti Pubblicato: comment Commento: 0 favorite Visualizzazioni: 65

A fine estate vespe e calabroni prendono di mira l'alveare, proprio quando le api devono mettere da parte le forze per l'inverno. Chi sono il calabrone europeo e la vespa velutina, come capire se le famiglie sono sotto pressione e cosa fare davvero: ridurre la porticina, tenere le famiglie forti, evitare il saccheggio e, con la velutina, monitorare e segnalare.

Ad agosto e settembre, quando il grosso del raccolto è alle spalle e le giornate si accorciano, davanti all'alveare compare un ospite indesiderato. Un ronzio più grosso, più lento. Una sagoma scura che staziona sul portichetto, punta un'ape che rientra carica e la ghermisce in volo.

È il momento dell'anno in cui vespe e calabroni diventano un problema serio per le api. Non è un dettaglio: la pressione dei predatori a fine estate arriva proprio quando la famiglia deve mettere da parte le energie per affrontare l'inverno. Sapere chi sono, come si comportano e cosa fare davvero cambia il modo in cui le tue famiglie arrivano alla stagione fredda.

Perché a fine estate diventano un problema

Non è un caso che la pressione esploda proprio adesso. In piena estate le colonie di vespe e calabroni raggiungono la loro massima popolazione e hanno moltissime larve da nutrire. Servono proteine, e le proteine sono gli insetti: le api, ammassate e prevedibili davanti all'arnia, sono una preda facile.

Nello stesso periodo la fioritura si dirada. Il nettare scarseggia, i predatori faticano a trovare cibo altrove e concentrano gli sforzi dove il pasto è garantito. A questo si aggiunge la tentazione del miele: una famiglia debole, con poche guardiane, diventa anche un bersaglio di saccheggio.

Il risultato è una doppia minaccia che si somma allo stress di fine stagione, alla varroa e alla necessità di accumulare scorte. Ecco perché vale la pena occuparsene.

Chi sono davvero: calabrone europeo e vespa velutina

Sotto il nome generico di "calabroni" si nascondono insetti diversi, con comportamenti diversi. Distinguerli serve a capire quanto preoccuparsi.

Il calabrone europeo (Vespa crabro) è il nostro, quello di sempre: grande, robusto, con l'addome giallo striato di bruno e il capo rossiccio. Caccia le api una alla volta, di solito posandosi vicino all'ingresso o intercettandole nei dintorni. Una famiglia forte lo tollera senza grossi danni: qualche ape persa non mette in crisi l'alveare. È una specie autoctona e, come predatore, ha anche un suo ruolo in natura.

La vespa velutina (o calabrone asiatico dalle zampe gialle) è tutt'altra storia. È una specie invasiva, arrivata dall'Asia e ormai insediata in diverse zone d'Italia, soprattutto al Nord-Ovest, con una diffusione che avanza anno dopo anno. Si riconosce dal corpo scuro, quasi nero, con una sola larga fascia arancione sull'addome e le estremità delle zampe gialle. È più piccola del calabrone europeo, ma molto più insidiosa.

Il motivo è il suo modo di cacciare. La velutina non aspetta posata: rimane sospesa in volo davanti al predellino, ferma come un elicottero, e cattura le bottinatrici in arrivo. Quando le vespe in caccia sono tante, le api smettono di uscire. Questo blocco del volo, unito alle perdite, indebolisce la famiglia proprio nel momento in cui dovrebbe prepararsi all'inverno.

I segnali che l'alveare è sotto pressione

Prima ancora di vedere un predatore, il comportamento delle api ti dice molto. Fermati qualche minuto davanti alle arnie nelle ore calde e osserva.

Un volo che si spegne all'improvviso, con le bottinatrici che restano attaccate al predellino invece di uscire, è un segnale tipico della caccia in sospensione della velutina. Le api si fanno diffidenti, escono a scatti, alcune si raccolgono in un grappolo difensivo davanti alla porticina. Se noti sagome scure che stazionano in volo davanti a più arnie, hai la conferma.

Altri indizi: api catturate e portate via sotto i tuoi occhi, resti di api a terra, e nelle famiglie deboli il classico via vai disordinato del saccheggio, con lotte all'ingresso e cera rosicchiata. Più presto cogli questi segnali, più margine hai per intervenire.

Ridurre l'ingresso: la difesa più semplice ed efficace

Se c'è un solo gesto da fare subito, è questo: restringere la porticina. Un ingresso ampio è difficile da presidiare; un ingresso ridotto a un piccolo passaggio si difende con poche guardiane e diventa un imbuto che mette i predatori in svantaggio.

Il riduttore di ingresso, una semplice stecca forata o un blocco di legno, è l'attrezzo più economico e più utile di questo periodo. Le api continuano a entrare e uscire senza problemi, ma calabroni e vespe non riescono più a infilarsi nel varco per saccheggiare, e la caccia davanti alla porta diventa meno redditizia.

È una misura che conviene adottare su tutte le famiglie a fine estate, non solo su quelle già in difficoltà. Costa poco, non stressa le api e lavora per te ventiquattr'ore al giorno.

Famiglie forti e niente saccheggio

La difesa migliore resta una famiglia numerosa e in salute. Una colonia forte ha guardiane a sufficienza per respingere gli intrusi; una debole, ridotta a pochi telaini, è un invito a nozze. Per questo, alla fine dell'estate, conviene valutare se unire le famiglie troppo piccole ad altre più robuste, invece di lasciarle esposte da sole.

Attenzione poi a non innescare tu stesso il saccheggio. Nutrire alla luce del giorno, versare sciroppo, lasciare telaini di miele scoperti nell'apiario: sono tutti errori che scatenano vespe e api saccheggiatrici. Nutri sempre verso sera, senza sgocciolamenti, e tieni chiuse le arnie il più possibile. Su come e quando intervenire con il cibo trovi indicazioni pratiche nella guida alla nutrizione autunnale.

Trappole e cattura: cosa aspettarsi davvero

Le trappole a esca sono il primo strumento a cui si pensa, ma vanno usate con la testa. Una trappola con esca zuccherina o proteica messa nell'apiario cattura qualche predatore, ma da sola non risolve il problema: la pressione dipende dalla popolazione dei nidi vicini, non dalle poche vespe che finiscono nel barattolo.

C'è anche un rovescio della medaglia. Le trappole non selettive catturano insetti utili e a volte attirano nell'apiario più predatori di quanti ne eliminino. Se le usi, scegli modelli il più possibile selettivi, controllali spesso e considerale un aiuto marginale, non la soluzione.

Contro la velutina, in caso di forte pressione, esistono strumenti dedicati come le arpe elettriche davanti alle arnie, ma sono soluzioni per situazioni gravi e vanno valutate caso per caso. Il grosso del lavoro lo fanno sempre la porticina ridotta e le famiglie forti.

Vespa velutina: monitorare e segnalare

Con la velutina c'è una regola che va oltre il singolo apiario: segnalare. Trattandosi di una specie invasiva sotto sorveglianza, ogni avvistamento certo, adulto o nido, andrebbe comunicato alle autorità competenti del territorio e alle associazioni apistiche, che coordinano il monitoraggio e la rimozione dei nidi.

Il nido non va mai affrontato da soli. Quelli della velutina si trovano spesso in alto sugli alberi, ospitano moltissimi individui e distruggerli senza attrezzatura e competenze è pericoloso. La rimozione è compito di operatori formati: il tuo ruolo è individuare, documentare e segnalare.

Ogni segnalazione tempestiva aiuta a limitare la diffusione e a proteggere non solo le tue api, ma anche quelle degli apicoltori vicini. È un piccolo gesto che ha un valore collettivo.

Gli errori da evitare

Il primo, comprensibile ma sbagliato, è reagire d'istinto con insetticidi spruzzati davanti all'ingresso: colpiscono le api molto più dei predatori e avvelenano l'alveare. Non è mai la strada giusta.

Il secondo è fare di ogni erba un fascio. Il calabrone europeo, autoctono e in genere ben tollerato da una famiglia forte, non merita lo stesso allarme della velutina: uno sterminio indiscriminato non serve e toglie un predatore utile all'ambiente. La risposta va calibrata sulla minaccia reale.

Il terzo è lasciar correre. Sottovalutare la pressione a fine estate significa arrivare all'inverno con famiglie logorate, che partono in svantaggio. Poche mosse semplici, fatte per tempo, valgono più di qualsiasi intervento tardivo.

In sintesi

A fine estate vespe e calabroni prendono di mira l'alveare perché hanno fame e le api sono una preda comoda. La difesa non richiede miracoli: riduci la porticina, tieni le famiglie forti ed evita ogni innesco di saccheggio, usa le trappole solo come aiuto marginale e, nel caso della vespa velutina, monitora e segnala senza affrontare i nidi da solo.

Fatte queste cose, le tue api affrontano l'autunno con meno perdite e più energie da mettere da parte. E arrivano all'inverno nelle condizioni giuste per superarlo, come raccontiamo nella guida all'invernamento.

Apicoltura Laterza

Vuoi famiglie forti, capaci di difendersi?

Prepariamo nuclei e famiglie di api robusti, con regina in piena deposizione e popolazione pronta a presidiare l'alveare. Se una famiglia è troppo debole per affrontare l'autunno o vuoi partire il prossimo anno con basi solide, dicci cosa ti serve: ti aiutiamo a scegliere.

Domenica Lunedi Martedì Mercoledì Giovedi Venerdì Sabato Gennaio Febbraio Marzo Aprile Può Giugno luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Nuovo Registro conti

Hai già un account?
Entra invece O Resetta la password