Acido Ossalico in Assenza di Covata: Come Sfruttare la Finestra del Trattamento Invernale

list In: Apicoltura Laterza: Api e Prodotti Pubblicato: comment Commento: 0 favorite Visualizzazioni: 214

L'acido ossalico funziona molto meglio quando la covata è assente, ma la finestra autunno-inverno si è ristretta. In questo articolo vediamo le condizioni richieste, le due vie di somministrazione e cosa dicono le linee guida 2025 del Ministero della Salute.

A novembre, in molte zone d'Italia, le api smettono quasi del tutto di allevare covata. Per la varroa è un brutto momento: l'acaro non ha più celle opercolate dove nascondersi, e si trova esposto sul corpo delle api adulte. Nel nostro articolo sul trattamento antivarroa di fine estate abbiamo già messo a confronto i metodi disponibili, e in quello sul conteggio degli acari abbiamo spiegato come decidere quando trattare. Qui restiamo su un solo punto, quello che arriva dopo la decisione: come funziona davvero il trattamento con acido ossalico nella finestra autunno-inverno, e perché quella finestra è più stretta di quanto sembri.

Perché l'assenza di covata cambia tutto

L'acido ossalico agisce per contatto sulle forme mobili dell'acaro, quelle che si spostano libere sul corpo delle api. Non raggiunge invece gli acari già rinchiusi dentro una cella di covata opercolata, dove si riproducono protetti. Quando la covata è assente, ogni acaro presente in colonia è per forza fuori da una cella, esposto, raggiungibile. Secondo la guida tecnica della Honey Bee Health Coalition, l'efficacia riportata dai produttori per i trattamenti a base di ossalico in questa fase sale all'82-99 per cento, contro risultati molto più modesti quando la covata è ancora presente. È la ragione per cui questo trattamento, da solo semplice e poco costoso, resta uno dei più efficaci di tutto l'anno: non perché il principio attivo sia più forte in inverno, ma perché l'acaro non ha più dove nascondersi.

La finestra si è ristretta, non allargata

Ci si aspetterebbe che un autunno più lungo e mite dia più tempo per trattare. È il contrario. Le linee guida 2025 del Ministero della Salute, elaborate con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, segnalano che negli ultimi anni l'andamento climatico mite prolunga la presenza di covata e ritarda la formazione del glomere invernale, mantenendo l'infestazione a livelli significativi per periodi più lunghi. Tradotto: il momento in cui la colonia resta davvero senza covata arriva più tardi, ma il trattamento va comunque fatto prima che le api si stringano in glomere, perché a quel punto diventa più difficile raggiungere con sicurezza l'intera popolazione. La finestra utile, quindi, non si allarga con l'autunno mite: si sposta in avanti e si restringe. Vale ancora di più nel centro-sud Italia, dove le linee guida segnalano una presenza di covata più estesa e prolungata rispetto al resto del paese.

Cosa dice la linea guida nazionale

La varroa è una malattia elencata ai sensi del Regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, in vigore dall'aprile 2021. Le linee guida 2025 del Ministero della Salute indicano un intervento minimo di due trattamenti l'anno nelle nostre condizioni climatiche: uno subito dopo la smielatura principale, uno prima dell'invernamento. Il trattamento autunno-invernale con acido ossalico, quando la covata è assente o quasi, è pensato proprio per questo secondo appuntamento, con l'obiettivo dichiarato di garantire condizioni ottimali per lo svernamento e la ripresa primaverile.

Il farmaco autorizzato, non il principio attivo da solo

In Italia sono registrati più farmaci veterinari a base di acido ossalico per questo impiego, con formulazioni diverse tra loro. Le stesse linee guida lo scrivono con chiarezza: il principio attivo da solo, anche se apparentemente simile a quello del farmaco autorizzato, non può essere considerato equivalente né utilizzato come sostituto del farmaco stesso, perché l'efficacia e la sicurezza del trattamento dipendono dall'intera formulazione, sviluppata e testata per quello scopo. In pratica significa una cosa semplice: si acquista un prodotto autorizzato, con foglietto illustrativo, e si segue quello, non una ricetta fatta in casa con acido ossalico comprato altrove.

Le due vie di somministrazione

I farmaci autorizzati prevedono generalmente due modalità di applicazione. La prima è il gocciolamento: una soluzione di acido ossalico in sciroppo zuccherino, distribuita con una siringa direttamente sulle api, favo per favo. La seconda è la sublimazione, o vaporizzazione: un apparecchio a resistenza elettrica scalda il prodotto in polvere trasformandolo in vapore, che si diffonde nell'arnia attraverso il foro di volo e si deposita sulle api sotto forma di minuscoli cristalli. Ogni prodotto registrato specifica quale via è prevista e con quali quantità: il foglietto illustrativo, in questo caso, non è un dettaglio da saltare ma la parte più importante dell'acquisto.

Le condizioni che il foglietto richiede

Al di là del prodotto scelto, le condizioni ambientali richieste dalle autorizzazioni sono coerenti tra loro: periodo autunno-inverno, temperatura superiore a circa 10 gradi, assenza di covata, api in attività di volo. Sono condizioni che si leggono in sequenza ma vanno verificate insieme: una giornata abbastanza calda con la colonia ancora in covata non è il momento giusto, così come non lo è una giornata fredda anche se la covata si è già fermata. Per questo, prima di trattare, conviene dare un'occhiata rapida a un paio di favi centrali: se non si vede più covata aperta né opercolata, e il termometro e il calendario di volo lo permettono, la finestra è aperta.

Quando la stagione non aiuta: il blocco della covata

Le linee guida 2025 descrivono anche una tecnica pensata proprio per le annate in cui l'assenza naturale di covata arriva tardi o resta insufficiente: il blocco della covata, ottenuto confinando temporaneamente la regina. La tecnica riproduce artificialmente le condizioni tipiche dell'inverno, e se applicata prima del trattamento ne potenzia ulteriormente l'efficacia. Nata come intervento estivo, negli ultimi anni viene usata sempre più spesso anche in autunno-inverno, proprio per compensare un fenomeno naturale che il clima più mite rende più lento e meno affidabile. Non è una tecnica da decidere al volo: richiede materiale dedicato e va pianificata con qualche settimana di anticipo rispetto al trattamento.

La sicurezza prima della siringa

L'acido ossalico è corrosivo e irritante per pelle, occhi e mucose: le linee guida lo segnalano esplicitamente tra le precauzioni. Guanti, occhiali protettivi e attenzione al contatto diretto sono indicazioni minime per il gocciolamento. Per la sublimazione il rischio sale, perché si lavora con vapori: l'apparecchio va introdotto a fondo attraverso il foro di volo, l'arnia va sigillata per la durata indicata dal produttore, e il foro va riaperto solo dopo il tempo di attesa previsto, mai prima. Chi tratta più arnie di seguito dovrebbe sempre lavorare controvento rispetto ai fumi e seguire, senza scorciatoie, le indicazioni di sicurezza riportate sulla confezione.

Dopo il trattamento: il cassetto diagnostico

Un trattamento efficace si vede, letteralmente, sul fondo dell'arnia. Come abbiamo spiegato nel nostro articolo sul conteggio degli acari, il cassetto diagnostico registra la caduta naturale prima e dopo l'intervento: una caduta massiccia nei giorni successivi conferma che il trattamento ha colpito una popolazione consistente di acari. Una caduta quasi nulla, al contrario, può voler dire due cose opposte: o l'infestazione era già bassa, oppure qualcosa nell'applicazione non ha funzionato come previsto. Solo il confronto tra il numero di partenza e quello di caduta dà una risposta affidabile.

Un trattamento, non un'abitudine

L'acido ossalico in questa formulazione è pensato come un intervento secco, da una sola somministrazione per la finestra autunno-inverno, non come un trattamento da ripetere ogni poche settimane per tutto l'inverno. Insistere oltre le indicazioni del foglietto illustrativo non aumenta l'efficacia in modo proporzionale, ma aumenta il rischio di stress per la colonia e, su scala più ampia, il rischio di favorire fenomeni di resistenza dell'acaro ai principi attivi disponibili: un problema che, come ricordano le stesse linee guida, è già noto al settore.

Un obbligo che non va dimenticato

Ogni trattamento con farmaco veterinario somministrato alle api va registrato entro 48 ore, con conservazione del documento fiscale di acquisto, secondo le procedure operative del Regolamento (UE) 2019/6 recepito in Italia dal decreto legislativo 7 dicembre 2023, n. 218. Per chi fa apicoltura commerciale si aggiunge l'obbligo della vidimazione del registro da parte del Servizio Veterinario competente. Ne abbiamo parlato più diffusamente nell'articolo sul conteggio degli acari: vale la pena rileggerlo prima di aprire la prima confezione della stagione.

Il collegamento con le scorte invernali

Il momento in cui si tratta con acido ossalico è spesso lo stesso in cui conviene controllare le scorte di miele per l'inverno, un tema che abbiamo approfondito nel nostro articolo sulle scorte invernali e il peso dell'arnia. Una famiglia che arriva al trattamento già ben nutrita, con scorte adeguate e senza lo stress di una carenza alimentare, regge meglio l'intervento e affronta l'inverno in condizioni migliori. I due controlli, varroa e scorte, si fanno bene nella stessa visita autunnale: non servono due aperture separate dell'arnia.

Tre errori da evitare

Primo: trattare guardando solo il calendario, senza controllare davvero un paio di favi centrali, e scoprire poi che la covata non si era ancora fermata. Secondo: usare acido ossalico comprato come reagente generico invece di un farmaco veterinario autorizzato, convinti che "tanto è lo stesso principio attivo": non lo è, per le ragioni spiegate dalle stesse linee guida. Terzo: aprire il foro di volo subito dopo la sublimazione, prima del tempo di attesa indicato, vanificando parte dell'efficacia del trattamento e aumentando il rischio per chi lo esegue.

La finestra autunno-inverno resta una delle occasioni più efficaci dell'anno per abbattere la varroa, ma va cercata con attenzione, non data per scontata. Covata assente, temperatura giusta, farmaco autorizzato, applicazione secondo etichetta: quattro condizioni semplici da elencare, che fanno la differenza tra un trattamento che funziona davvero e uno che sembra fatto, ma non ha colpito la popolazione di acari che contava di più.

Apicoltura Laterza

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Una famiglia forte e ben governata risponde meglio ai trattamenti e arriva alla primavera in condizioni migliori. Se stai valutando di rinforzare il tuo apiario con nuclei o famiglie già pronte, raccontaci la tua situazione: ti aiutiamo a scegliere quello giusto per la prossima stagione.

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