Attrezzatura per Far Crescere l'Apiario: Cosa Serve Davvero e in Che Ordine Comprarla

list In: Apicoltura Laterza: Api e Prodotti Pubblicato: comment Commento: 0 favorite Visualizzazioni: 65

Quando l'apiario cresce, il problema non è più solo tenere le api: è reggere il carico di lavoro. Quale attrezzatura restituisce davvero tempo, perché i melari sono sempre troppo pochi, quando conviene lo smielatore in proprio e in che ordine spendere nelle prossime due stagioni. Con i tre errori che si vedono in ogni apiario in crescita.

Il momento si riconosce sempre allo stesso modo. Un anno hai sei arnie e ti basta il bagagliaio. L'anno dopo ne hai quattordici e ogni visita è diventata una piccola spedizione.

Crescere in apicoltura non è soltanto una questione di api. È una questione di organizzazione, e l'attrezzatura è la parte visibile di quell'organizzazione. Il guaio è che quasi nessuno cresce comprando nell'ordine giusto: si compra quello che fa piacere avere, non quello che serve.

Proviamo a mettere ordine. Cosa serve davvero quando l'apiario smette di essere un passatempo, cosa può aspettare un'altra stagione e cosa invece si ripaga già il primo anno.

Una precisazione, perché sono due discorsi diversi. Se stai ancora partendo da zero e ti serve la lista di base, la trovi nella nostra guida per avviare un apiario produttivo. Qui parliamo del passo dopo: quando le arnie diventano dieci, venti, trenta e il materiale che bastava prima comincia a non bastare più.

Crescere non vuol dire comprare tutto insieme

La tentazione, quando si decide di ingrandirsi, è fare una lista unica e ordinare tutto in una volta. Sembra efficiente. Di solito è il modo migliore per ritrovarsi con lo smielatore nuovo in garage e i melari che non bastano a luglio.

L'attrezzatura ha un ordine naturale, e lo detta il lavoro: prima quello che ti permette di gestire le famiglie, poi quello che ti permette di raccogliere, infine quello che ti permette di lavorare il prodotto. Saltare un gradino si paga sempre, e si paga nella settimana peggiore.

Il primo limite non è l'attrezzatura, è il tempo

Prima di comprare qualsiasi cosa, conviene fare un conto onesto: quanti minuti dedichi mediamente a una famiglia durante una visita, moltiplicato per il numero di famiglie, diviso per le ore che hai davvero a disposizione.

Con dieci arnie una visita accurata è un pomeriggio. Con trenta è un fine settimana intero, e nella stagione piena le visite non aspettano il fine settimana. Questo conto ti dice due cose: quanto puoi crescere senza far peggiorare la gestione, e quale attrezzatura ti restituisce tempo.

Perché è questo il criterio che conta quando si cresce. Non "quanto costa", ma "quanti minuti mi fa risparmiare per ogni arnia, ogni volta". Un nutritore che si riempie in dieci secondi invece che in un minuto, su venti famiglie e cinque passaggi, sono quasi due ore recuperate.

Se il calcolo ti dice che stai già correndo, il problema non si risolve con un acquisto: si risolve pianificando la crescita. Ne abbiamo parlato nell'articolo su come pianificare l'apiario.

Arnie e telaini: scegli un modello e restaci

È la decisione più importante di tutte, e si prende una volta sola.

In Italia il riferimento è l'arnia Dadant-Blatt da dieci telaini: nido da 435 per 300 millimetri, melario da 435 per 145. Non è l'unica scelta possibile, ma è quella che trovi ovunque, e quando cresci questo conta più di ogni considerazione teorica.

Il motivo è semplice: l'intercambiabilità. Se tutte le tue arnie sono uguali, ogni telaino di covata può passare da una famiglia all'altra, ogni melario va su qualunque nido, ogni coprifavo e ogni escludi regina servono su tutto l'apiario. Se invece hai tre modelli diversi perché nel tempo hai comprato usato da tre persone diverse, passi la stagione a cercare il pezzo che combacia.

Chi cresce compra arnie nuove uguali alle proprie, e mette l'usato scompagnato in coda alla lista, non in testa.

I melari: la voce che sballa sempre i conti

Qui si sbaglia quasi tutti, e si sbaglia per difetto.

La regola pratica è di tenere almeno due melari completi di telaini per ogni famiglia produttiva, e di arrivare a tre se lavori più fioriture o se non hai modo di smielare subito. Sembrano tanti finché non arriva l'annata buona: a quel punto o hai il melario pronto da mettere, o le api restano senza spazio e ti ritrovi a gestire la sciamatura invece del raccolto.

Avere melari di scorta significa anche poter smielare quando il miele è pronto e non quando sei disperato per lo spazio. È esattamente la differenza che si sente nel vasetto, e ne abbiamo scritto parlando di quando togliere i melari.

I telaini da melario, comunque, vanno preparati d'inverno. Montarli a marzo con le api già in attività è una delle cose più frustranti che esistano.

L'affumicatore giusto cambia la giornata

Con cinque arnie qualunque affumicatore funziona. Con venti, l'affumicatore piccolo che si spegne ogni tre arnie diventa un supplizio.

Quando l'apiario cresce conviene passare a un modello grande in acciaio inox, con gabbia di protezione: contiene più combustibile, mantiene il fumo per tutta la visita e non ti costringe a riaccendere con le mani sporche di propoli. Il soffietto in pelle vera, se puoi sceglierlo, dura molto più a lungo del similpelle.

Sul combustibile non serve spendere: juta non trattata, trucioli di legno non verniciato, aghi di pino secchi, foglie secche, pellet. La cosa che conta è un'altra, ed è la qualità del fumo. Deve essere bianco, abbondante e freddo. Se dall'ugello esce fiamma o fumo che scotta, stai irritando le api invece di calmarle, e la visita peggiora arnia dopo arnia.

La protezione: quella che usi davvero

La tuta integrale è più sicura, la casacca con maschera a scudo è più veloce da indossare. Nella pratica si usa quella che si riesce a mettere in trenta secondi quando si scende dall'auto.

Chi cresce fa bene a tenerne due. Una in uso e una pulita di riserva, perché le casacche vanno lavate spesso: il veleno che resta sul tessuto dopo una punta è un segnale d'allarme per le api, e una casacca sporca rende la visita successiva più difficile.

Sui guanti la scuola si divide. I guantoni in pelle proteggono meglio ma tolgono sensibilità e sono impossibili da igienizzare, quindi diventano un veicolo di sporco tra un'arnia e l'altra. Molti apicoltori con esperienza lavorano con guanti sottili in nitrile, che si cambiano spesso e costano niente. La scelta è personale e dipende anche dal carattere delle tue famiglie: con api docili la sensibilità guadagnata vale molto.

Leva, spazzola, escludi regina

Sono i tre attrezzi che nessuno mette in lista e che tutti usano ogni singola volta.

Della leva conviene averne più di una, semplicemente perché si appoggia da qualche parte e sparisce. Il modello a scalpello con la punta ricurva è il più comodo per staccare i telaini senza schiacciare le api.

La spazzola deve avere setole morbide e lunghe. Una spazzola dura irrita le api e le fa alzare in volo, e il gesto va fatto in un verso solo, con calma.

Sull'escludi regina vale la pena spendere. Il modello in metallo su telaio di legno, con fessure intorno ai 4,2 millimetri, dura anni, non si imbarca con il caldo e lascia passare le bottinatrici senza rovinare le ali. Quelli in plastica sottile costano meno ma si deformano, e un escludi regina deformato non esclude più niente.

Nutritori: il momento in cui il tempo diventa denaro

Finché le famiglie sono poche, il tipo di nutritore è quasi indifferente. Quando diventano venti o trenta, è una delle voci che pesa di più sulla giornata.

I nutritori a tasca, quelli che prendono il posto di un telaino, obbligano ad aprire il nido ogni volta. I nutritori a vaschetta che si appoggiano sopra il coprifavo, con la capienza di qualche litro, permettono di versare lo sciroppo e richiudere in pochi secondi, senza disturbare la famiglia e senza scatenare il saccheggio.

Per il candito basta il sacchetto appoggiato sul foro del coprifavo, con un taglio verso il basso. Nessuna attrezzatura, nessun costo.

Su quando e con cosa nutrire, il discorso è tutto nell'articolo dedicato alla nutrizione autunnale delle api.

Smielare in proprio o appoggiarsi a un laboratorio

È la domanda che spacca in due ogni apicoltore in crescita, e la risposta dipende dai numeri.

Uno smielatore tangenziale da quattro telaini è economico, ma va aperto a metà lavoro per girare i favi: su venti melari è una giornata persa. Uno smielatore radiale, che estrae senza girare i telaini, cambia completamente i tempi, e se è motorizzato il salto è ancora più netto. Costa però parecchio, e resta fermo undici mesi l'anno.

Il criterio pratico è questo. Sotto le dieci famiglie, l'acquisto raramente si giustifica: molte associazioni mettono a disposizione un laboratorio condiviso, e il conto torna meglio. Tra le dieci e le venti, dipende da quanto miele fai e da quanto ti pesa spostare i melari. Sopra le venti famiglie, avere il proprio smielatore e il proprio locale smette di essere un lusso e diventa una condizione di lavoro.

Una nota che vale più dell'attrezzatura stessa: un locale a norma, asciutto e chiudibile, conta più del modello di smielatore. Il miele assorbe umidità dall'aria, e smielare in un locale umido rovina un raccolto maturo in poche ore.

Rifrattometro e maturatori: due strumenti che si ripagano subito

Il rifrattometro è lo strumento con il miglior rapporto tra costo e utilità di tutta l'apicoltura. Misura l'acqua contenuta nel miele, si tara in un minuto con l'olio di riferimento e ti dice con certezza quello che l'occhio non può dirti.

Il limite di legge per il miele è il 20 per cento di acqua, ma l'obiettivo pratico di chi lavora bene è stare sotto il 18. Sopra quella soglia il rischio di fermentazione cresce in fretta, e un raccolto fermentato non si recupera.

I maturatori sono l'altra voce che si ripaga presto. Vanno in acciaio inox per uso alimentare, con rubinetto a ghigliottina e filtro: la ghigliottina non si intasa come i rubinetti a sfera quando il miele comincia a cristallizzare. Averne due invece di uno permette di non fermare il lavoro mentre il primo decanta.

Movimentare arnie e melari senza rovinarsi la schiena

Un melario pieno pesa venti chili e passa. Un'arnia popolata con le scorte può superare i quaranta. Fatti i conti su una giornata di lavoro, la movimentazione è la voce che tiene o manda in pezzi un apicoltore che cresce.

Le cinghie a cricchetto sono la prima cosa da comprare, e si usano sempre: tengono insieme arnia, melari e coprifavo durante gli spostamenti. Un carrello porta-arnie con ruote larghe cambia la vita su terreno irregolare. La pinza solleva-arnie permette di caricare da soli, ma va provata prima di comprarla, perché non tutti i modelli vanno d'accordo con tutte le arnie.

Se sposti nuclei o famiglie su strada, le regole e gli accorgimenti li abbiamo raccolti nell'articolo su ritiro e trasporto di nuclei e pacchi d'api.

Il magazzino: dove finiscono i favi a fine stagione

È la parte dell'attrezzatura di cui nessuno parla e che fa perdere più soldi di tutte.

I favi da melario, una volta smielati, sono un patrimonio: costruirli costa alle api una quantità enorme di miele, e un favo già costruito fa guadagnare giorni preziosi alla ripresa. Se però li stocchi male, la tarma della cera li distrugge in poche settimane.

Il locale di stoccaggio deve essere fresco, asciutto, luminoso e ventilato, perché la tarma odia la luce e la corrente d'aria. I melari si impilano incrociati, lasciando passare l'aria tra un livello e l'altro, non chiusi ermeticamente in un angolo buio.

Se hai spazio in un congelatore, quarantotto ore a meno diciotto gradi eliminano tutti gli stadi della tarma, uova comprese. È il metodo più sicuro e non lascia nessun residuo sui favi.

In che ordine comprare, se devi scegliere

Se dovessi mettere in fila gli acquisti di due stagioni di crescita, l'ordine sarebbe questo.

Prima. Arnie e telaini dello stesso modello, melari a sufficienza, affumicatore grande, una seconda casacca, cinghie a cricchetto.

Poi. Nutritori veloci, escludi regina in metallo, rifrattometro, leve e spazzole di scorta.

Infine. Maturatori in inox, banco di disopercolatura, smielatore, carrello porta-arnie.

Quando il resto funziona. Il locale attrezzato, che è la spesa più grande e anche quella che si ammortizza su più anni.

Tre errori che si vedono in ogni apiario che cresce

Comprare il kit completo. I kit "tutto compreso" contengono sempre qualcosa di inutile e quasi mai i melari in più, che sono la cosa di cui avrai davvero bisogno.

Mescolare i modelli. Ogni misura diversa entrata nell'apiario è una complicazione che ti porti dietro per anni. Meglio poche arnie uguali che tante scompagnate.

Comprare lo smielatore prima delle famiglie. Lo smielatore lavora un giorno l'anno. Le famiglie lavorano da marzo a settembre. Se il budget è uno solo, la scelta non dovrebbe nemmeno essere una domanda.

In sintesi

L'attrezzatura non fa crescere un apiario. Lo rende sostenibile, che è una cosa diversa e molto più importante.

Cresce bene chi standardizza le arnie, tiene melari in abbondanza, compra gli strumenti che gli restituiscono tempo e rimanda tutto il resto. E chi ricorda che il vero moltiplicatore non è in magazzino: sono le famiglie, la loro forza e la qualità delle regine che le guidano. Se vuoi ragionare sul numero giusto di famiglie da cui partire, trovi le differenze pratiche nell'articolo su nucleo su 3 o su 5 telaini.

Apicoltura Laterza

L'apiario cresce con le famiglie, non con il magazzino

Melari e attrezzi si comprano quando servono. Le famiglie, invece, vanno programmate per tempo. Alleviamo nuclei e api regine selezionate nei nostri apiari e li consegniamo pronti a lavorare. Dicci di quante famiglie hai bisogno e per quale stagione: ti diciamo cosa abbiamo e quando.

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