Deriva e Saccheggio: Come la Disposizione dell'Apiario li Provoca

list In: Apicoltura Laterza: Api e Prodotti Pubblicato: comment Commento: 0 favorite Visualizzazioni: 357

Perdere api non è sempre un problema di salute della famiglia: a volte dipende solo da dove e come sono disposte le arnie. In questo articolo vediamo cosa dicono gli studi su deriva e saccheggio, perché le file identiche aggravano entrambi i rischi, e come disporre l'apiario per ridurli davvero.

Un apicoltore che perde api non ha sempre un problema di salute delle famiglie. A volte il problema è molto più semplice: dove e come ha messo le arnie. Deriva e saccheggio sono due fenomeni diversi, ma hanno una radice comune che passa quasi sempre inosservata, la disposizione fisica dell'apiario.

Due parole che si confondono spesso

Deriva e saccheggio vengono usati a volte come sinonimi, ma descrivono comportamenti opposti. Nella deriva un'ape appena nata o di ritorno entra per errore in un'arnia che non è la sua, e viene accettata senza problemi. Nel saccheggio, invece, bottinatrici di una famiglia forte entrano deliberatamente in un'arnia debole per rubarne le scorte, superando la resistenza delle guardiane. La prima è un errore di orientamento tollerato, il secondo è un'aggressione respinta finché possibile.

Cos'è la deriva, in pratica

Le api giovani imparano la posizione della propria arnia durante i voli di orientamento, i primi brevi voli fuori dall'alveare in cui memorizzano i punti di riferimento intorno all'entrata. Se due arnie sono identiche, vicine e allineate, l'errore è quasi garantito: l'ape torna, ma entra in quella sbagliata. In condizioni normali di buona raccolta le guardiane non hanno motivo di respingerla: l'odore coloniale di un'ape appena nata non è ancora abbastanza diverso da destare sospetto, e viene lasciata entrare.

Quanto incide davvero, numeri che pochi conoscono

La deriva non è un'eccezione rara. Uno studio di riferimento di Pfeiffer e Crailsheim (1998, Insectes Sociaux) ha marcato individualmente centinaia di api appena nate, reintroducendole nella propria arnia o in un'arnia vicina: nei controlli successivi, tra il 50 e il 90% delle api marcate risultava uscita dall'arnia di nascita, e circa il 15% aveva cambiato colonia più di una volta nella propria vita. Gli stessi autori stimano che in certi apiari fino al 40% delle operaie presenti in un'arnia qualsiasi non sia nata lì.

Perché le file lunghe e identiche aggravano il problema

La configurazione più comune, arnie tutte uguali in fila, è anche la peggiore per la deriva. Le ricerche storiche su questo tema, a partire dai lavori di Free negli anni Cinquanta e proseguite da Jay negli anni Sessanta e Ottanta, hanno osservato un pattern costante: nelle file di arnie identiche le famiglie al centro perdono api verso i vicini molto più di quelle poste alle estremità, che anzi tendono a guadagnarne. In una fila di tre arnie, in uno di questi esperimenti, la quota di api marcate derivate dall'arnia centrale verso le vicine ha toccato il 35%.

La prova diretta: un metro contro dieci metri

Il legame tra distanza e deriva è stato misurato in modo diretto da uno studio pubblicato nel 2019 su PLOS ONE (Dynes e colleghi), che ha confrontato due configurazioni di apiario: una ad alta densità, arnie a un metro l'una dall'altra, tutte bianche, entrate rivolte nella stessa direzione, e una a bassa densità, arnie a dieci metri di distanza, colori e simboli diversi, altezze diverse, entrate rivolte verso l'esterno. Risultato: il 25% delle api marcate derivava nella configurazione ad alta densità, contro il 7,5% in quella a bassa densità, quasi un terzo. Non è un dettaglio estetico: nello stesso esperimento la carica di varroa è risultata più alta nelle arnie ravvicinate, la produzione di miele più bassa, e dopo due inverni era sopravvissuta metà delle famiglie infestate nella configurazione a bassa densità, contro nessuna in quella ad alta densità.

Perché la deriva non è un problema innocuo

Se un'ape sbaglia arnia e viene accettata, la famiglia di arrivo in fondo ci guadagna una bottinatrice in più. Il problema è a monte: la deriva diluisce la forza reale delle famiglie a vantaggio sistematico di quelle già più popolose, e a danno di quelle più deboli, che proprio quando avrebbero più bisogno di manodopera ne perdono ulteriore. E le api che si spostano portano con sé gli acari foretici di varroa, agendo come un corriere passivo che collega colonie altrimenti separate: è uno dei motivi per cui un trattamento fatto bene su un'arnia può perdere efficacia se l'arnia accanto resta infestata, come abbiamo spiegato nel nostro articolo sul trattamento antivarroa di fine estate.

Cos'è il saccheggio, e perché è una cosa diversa

Il saccheggio comincia quando alcune bottinatrici, in genere di una famiglia forte, individuano una fonte di scorte poco difesa, un'arnia debole, orfana, o semplicemente aperta troppo a lungo durante una visita, e tornano a reclutare altre compagne. Non è un errore di orientamento: è un cambio di strategia di bottinamento, tanto più probabile quanto più la raccolta di nettare sul territorio si fa scarsa, in genere a fine estate.

La soglia delle guardiane: perché a volte passa e a volte no

Quello che decide se un tentativo di saccheggio riesce o viene respinto è il comportamento delle guardiane all'entrata, ed è tutt'altro che fisso. Uno studio ormai classico di Downs e Ratnieks (2000, Behavioral Ecology) ha osservato le guardiane di alcune arnie durante il passaggio da un periodo di scarsità di nettare a uno di abbondanza: nelle settimane di carenza le guardiane accettavano circa l'80% delle compagne di arnia introdotte sperimentalmente, ma solo il 25% delle api estranee, un filtro severo. Man mano che la disponibilità di nettare cresceva, la soglia si è abbassata progressivamente fino a un punto in cui le guardiane accettavano praticamente chiunque, nido-mate ed estranee comprese. Le stesse guardiane che in piena fioritura lasciano passare quasi tutti, in autunno possono respingere con decisione, ed è proprio in quella fase di carenza che un'arnia debole rischia di essere sopraffatta.

Le famiglie deboli pagano due volte

Una famiglia poco popolosa ha meno guardiane disponibili, quindi un fronte di difesa più sottile proprio quando il saccheggio è più probabile. Ma c'è un secondo meccanismo, meno discusso: una famiglia debole o orfana, con meno api all'entrata rispetto alla vicina, viene anche riconosciuta meno in fretta dalle proprie api di ritorno, con un tasso di deriva più alto verso l'arnia forte accanto. Il risultato è una spirale: la famiglia debole perde api per deriva verso la vicina forte, si indebolisce ulteriormente, e diventa un bersaglio più facile per il saccheggio della stessa vicina o di altre bottinatrici opportuniste. Come approfondito nel nostro articolo sulle famiglie deboli di fine estate, riconoscere per tempo una famiglia in difficoltà è il primo passo per spezzare questa spirale.

Disporre l'apiario per ridurre entrambi i rischi

La buona notizia è che le due contromisure si sovrappongono quasi del tutto, perché la causa di fondo è la stessa: evitare che le arnie sembrino tutte uguali e siano tutte vicine. In pratica: spezzare le file lunghe in piccoli gruppi distanziati, alternare l'orientamento delle entrate invece di allinearle tutte nella stessa direzione, dipingere le arnie con colori diversi o aggiungere un segno riconoscibile sopra l'entrata, variare leggermente l'altezza o la posizione da un gruppo all'altro. Non servono distanze enormi: lo studio citato sopra ha misurato una differenza netta già passando da un metro a dieci metri tra le arnie, e anche chi ha poco spazio può ottenere un miglioramento reale senza stravolgere l'apiario.

Le arnie deboli o orfane vanno isolate, non affiancate alle più forti

Un errore frequente è mettere un nucleo appena formato o una famiglia orfana accanto alla cassa più produttiva dell'apiario, magari perché è comodo o perché resta uno spazio libero lì. È l'accostamento peggiore possibile: la famiglia debole perde api per deriva verso la vicina, e la vicina, se la raccolta cala, è la prima candidata a saccheggiarla. Meglio tenerla in un angolo dell'apiario, con un riduttore d'entrata montato per restringere il varco, così anche poche guardiane riescono a controllarlo.

Gli errori che l'apicoltore stesso provoca

Molti episodi di saccheggio non nascono per caso ma da una serie di piccole disattenzioni: sciroppo versato durante la nutrizione, favi da melario lasciati scoperti anche solo per qualche minuto, visite prolungate ad arnia aperta proprio nelle settimane di fine estate in cui il flusso di nettare si interrompe. Basta l'odore di miele o sciroppo che si diffonde nell'aria perché le bottinatrici delle arnie vicine comincino a esplorare, e una volta individuata una breccia il comportamento si rinforza da solo. Nutrire a fine giornata, invece che nelle ore calde, e richiudere subito le arnie dopo ogni controllo, riduce di molto le occasioni.

Tre errori da evitare

Primo: disporre tutte le arnie in un'unica fila dritta e identica, pensando che sia solo una questione di ordine estetico. Secondo: posizionare un nucleo debole o un'arnia appena introdotta accanto alla famiglia più forte dell'apiario. Terzo: aprire le arnie a lungo, o nutrire di giorno con sciroppo versato, proprio nelle settimane di fine estate in cui la raccolta naturale si ferma e la soglia di tolleranza delle guardiane si alza.

Deriva e saccheggio non si eliminano del tutto: fanno parte del comportamento naturale delle api. Ma la parte che dipende da come è organizzato l'apiario si può ridurre con poche scelte di disposizione, sapendo che a beneficiarne per prime sono sempre le famiglie più forti.

Apicoltura Laterza

Le famiglie forti si difendono meglio

Una buona disposizione dell'apiario riduce il rischio, ma tutto parte dalla forza delle famiglie che ci metti dentro. Selezioniamo e alleviamo nuclei, famiglie e api regine pronte a difendersi e produrre. Raccontaci come è organizzato il tuo apiario: ti aiutiamo a capire cosa ti serve davvero.

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