Famiglie Deboli a Fine Estate: Valutarle, Rinforzarle o Unirle Prima dell'Inverno

list In: Apicoltura Laterza: Api e Prodotti Pubblicato: comment Commento: 0 favorite Visualizzazioni: 117

A fine estate una famiglia debole parte svantaggiata sull'inverno: poche api invernali, glomere fragile, scorte che si bruciano in fretta. Come leggerla davvero (popolazione, covata, scorte), capire se il guaio è varroa, regina o solo numeri, e decidere in tempo: rinforzare, unire due deboli in una forte, sostituire la regina o, quando serve, lasciar perdere.

Apri l'arnia a fine estate e te ne accorgi subito. Dove le altre famiglie brulicano, qui le api coprono a malapena tre o quattro telaini. La covata è poca, sparsa. Il ronzio è sottotono.

Una famiglia debole in questo periodo non è solo una delusione: è una scommessa persa in partenza sull'inverno. Ma non tutte le famiglie deboli sono uguali, e non tutte vanno trattate allo stesso modo. Capire perché una colonia è rimasta indietro e decidere in fretta se rinforzarla, unirla o lasciarla andare è uno dei lavori più utili che puoi fare adesso.

Perché una famiglia debole a fine estate rischia grosso

L'inverno non lo passano le api, lo passa il gruppo. Le api si stringono in glomere e si scaldano a vicenda: più sono, più facilmente mantengono la temperatura al centro del grappolo consumando poco. Una famiglia numerosa è una stufa efficiente.

Una famiglia piccola, invece, fatica. Deve bruciare più scorte per scaldare un glomere sottile, si logora prima e spesso non arriva a primavera. In più, le api che devono svernare vanno prodotte adesso: sono le cosiddette api invernali, longeve, che nascono da fine estate in poi. Se la famiglia è debole ora, di api invernali ne mette insieme poche, e il problema si trascina fino a febbraio.

Ecco perché fine estate è il momento della verità. Quello che decidi in queste settimane pesa più di qualsiasi intervento fatto a ottobre inoltrato.

Cosa vuol dire davvero "debole"

Debole è una parola comoda ma vaga. Prima di intervenire conviene tradurla in qualcosa di concreto, guardando tre cose.

La popolazione: quanti telaini sono davvero coperti di api, non quanti telaini ci sono nel nido. Una famiglia che a fine agosto copre meno di quattro o cinque telaini pieni parte svantaggiata.

La covata: quanta ne trovi e com'è fatta. Una covata compatta, a macchia piena, racconta una regina che lavora bene; una covata rada, a buchi, o del tutto assente, è un campanello d'allarme.

Le scorte: quanti telaini di miele e pane d'api ci sono ai lati del nido. Una famiglia poco popolosa ma con buone scorte ha una carta in più rispetto a una che è piccola e pure a digiuno.

Prima domanda: debole ma sana, o debole e malata?

È il bivio che cambia tutto. Rinforzare una famiglia malata non serve a niente, anzi: rischi di sprecare api sane buttandole in un buco senza fondo, o peggio di spargere il problema.

Il primo sospetto a fine estate è sempre la varroa. Una famiglia che cala in fretta, con covata irregolare, api con ali deformi o un numero anomalo di acari sul fondo, va prima curata e solo dopo eventualmente rinforzata. Se non l'hai ancora fatto, il trattamento di fine stagione viene prima di tutto il resto, come spieghiamo nella guida alla preparazione all'inverno.

Il secondo sospetto è la regina. Se non trovi uova fresche, se la covata è solo maschile e sparsa, se compaiono più uova per cella, la famiglia potrebbe essere orfana o avere una regina esaurita. Qui il problema non è la mancanza di api, è la testa.

Solo quando hai escluso malattia e problemi di regina puoi dire di avere davanti una famiglia semplicemente rimasta piccola, sana e recuperabile. Quella la puoi rinforzare o unire con profitto.

Rinforzare: dare respiro a una famiglia sana ma piccola

Se la colonia è sana e la regina va, il problema è solo di numeri. E ai numeri si può rimediare.

Il modo più pulito è regalarle un telaino di covata opercolata, presa da una famiglia forte, con le sue api nascenti ma senza la regina di quella famiglia. Nel giro di pochi giorni quelle api sfarfallano e la popolazione fa un salto. È un travaso di forze da chi ne ha troppe a chi ne ha poche.

Conta anche lo spazio. Una manciata di api sparse su dieci telaini si disperde e fatica a scaldarsi; le stesse api strette su cinque telaini, con un diaframma a chiudere il resto dell'arnia, formano un nido compatto e difendibile. Restringere il nido è gratis e cambia molto.

Infine il cibo. Una nutrizione di sostegno aiuta la regina a non fermarsi e spinge la famiglia a crescere finché la stagione lo permette. Su dosi e tempi trovi tutto nella guida alla nutrizione autunnale.

Unire due famiglie: quando due deboli fanno una forte

A volte rinforzare non basta. Due famiglie mezze vuote, lasciate ognuna per conto suo, rischiano di morire entrambe. Unite, invece, possono diventare una sola colonia capace di svernare.

La regola d'oro è una: si tiene la regina migliore e si toglie l'altra. Non si uniscono mai due famiglie lasciando due regine, e non si unisce mai una famiglia orfana a una con regina senza prima verificare che l'orfana non abbia celle reali nascoste.

Il metodo più sicuro è quello del foglio di giornale. Si toglie la regina in più, si appoggia sopra il nido della famiglia che tiene la regina un foglio di giornale con qualche piccolo taglio, e sopra si mette il corpo dell'altra famiglia. Le api impiegano un giorno o due a rosicchiare la carta: nel frattempo gli odori si mescolano e, quando finalmente si incontrano, non si combattono. A unione avvenuta si stringe il nido e si tolgono i telaini in eccesso.

È un intervento da fare in giornate fresche, verso sera, senza sgocciolare sciroppo, per non innescare il saccheggio. Fatto bene, trasforma due mezze sconfitte in una vittoria.

Sostituire la regina quando il problema è la testa

Se la debolezza nasce da una regina vecchia o difettosa, aggiungere api serve a poco: senza una buona deposizione la famiglia tornerà presto al punto di partenza. In questo caso la mossa giusta è cambiare la regina.

Sostituire la testa a fine estate ha un vantaggio: una regina giovane e feconda depone con più convinzione, prepara più api invernali e riparte forte in primavera. L'introduzione però va fatta con metodo, perché una famiglia in difficoltà è anche più diffidente. Come procedere passo per passo lo trovi nella guida su come introdurre una nuova ape regina senza errori.

Quando conviene lasciar perdere

Non tutto si salva, ed è giusto saperlo. Una famiglia ridotta a un pugno di api, orfana e senza covata, con segni di malattia, spesso non vale l'investimento di tempo e di api sane che servirebbe a tirarla su.

In quei casi la scelta più sensata è recuperare quello che di buono resta, i telaini di scorte sani da dare ad altre famiglie, e chiudere la partita. Accanirsi significa togliere risorse alle colonie che invece ce la possono fare. Un apicoltore lucido sa anche quando fermarsi.

Gli errori da evitare

Il primo è rimandare. A fine estate ogni settimana persa è covata invernale che non nascerà: le decisioni prese a settembre valgono il doppio di quelle prese a ottobre.

Il secondo è rinforzare senza aver capito il perché. Buttare api e covata in una famiglia malata o orfana non risolve niente e disperde risorse preziose.

Il terzo è unire con leggerezza: due regine dimenticate nella stessa arnia, un'unione fatta di fretta in pieno giorno, un foglio di giornale saltato. Piccole distrazioni che si pagano con lotte all'ingresso e famiglie perse.

In sintesi

Una famiglia debole a fine estate va prima letta, poi curata. Guarda popolazione, covata e scorte; escludi varroa e problemi di regina; e solo allora decidi. Se è sana e piccola, rinforzala e stringile il nido. Se due sono deboli, uniscile tenendo la regina migliore. Se il guaio è la regina, cambiala. E se non c'è più niente da fare, recupera le scorte e chiudi.

Poche mosse, decise per tempo, fanno la differenza tra una famiglia che sverna e una che si spegne. Partire la prossima stagione con basi solide, del resto, comincia dalle scelte di oggi.

Apicoltura Laterza

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